Lo studio di Giuseppe Tabacco

Gli studi degli artisti mi hanno sempre affascinato. Mi affascina quel rapporto quasi simbiotico che questi personaggi speciali instaurano con lo spazio fisico dello studio. Molto spesso è dominato da un apparente disordine: ma per l’artista tutto è al suo posto e non va spostato nulla. Sedimenti di creazioni che nel tempo costruiscono la storia e il vissuto di un pittore o di uno scultore.

E’ proprio il caso di Giuseppe (per gli amici Pino) Tabacco. Con Pino ci siamo conosciuti circa un anno fa, subito dopo il primo lockdown. Quando sono andato per la prima volta a vedere il suo studio, vicino a Piazza Zama a Roma, sono rimasto subito colpito dal clima di tranquillità e dalla luce che inondava l’ambiente. Pino è un artista attivo sulla scena romana dai primi anni ’90. Ha esposto le su opere in numerose occasioni spesso interagendo con il luogo. E’ il caso nel 2012 della mostra “Doni” dove Tabacco per esempio, mirò per così dire a una risacralizzazione della Sala Santa Rita, un’antica chiesa sconsacrata a pochi passi dal teatro di Marcello, attraverso alcune intense installazioni fatte di pane, rose e cera.

Nel 2015 un’altra mostra dal titolo suggestivo “Il bel gioco”, promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali si è tenuta presso Museo delle Mura di Roma.

La materia per Pino è importante. Le sue opere sono fatte con materiali di origine naturale e a dominare è sicuramente la cera d’api. Alle pareti infatti si possono ammirare una gran quantità delle sue opere realizzate appunto con la cera nella quale sono immersi e inglobati materiali naturali, come petali di rose, foglie, polveri di corteccia di varie piante, o ancora strati di cera di diverse sfumature che si rivelano in un intricato sistema di finestre, cornici e trasparenze.

Sui tavoli invece si possono vedere alcune oper appena terminate gli strumenti del suo lavoro che gli servono per sciogliere e stendere la cera sulle tavole di legno tagliate e preparate accuratamente da lui stesso.

Ma la cosa veramente più appagante è ritrarre l’artista nel suo studio, spero presto di fotografarlo anche mentre lavora… un passo alla volta, con gli artisti non è facile.

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